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Buon anno a tutti e a tutte!! Dopo il mese di Settembre eccoci arrivati a Gennaio. Si, ho saltato tre mesi, ma d’altronde quest’articolo fa parte del mio calendario del Kairos.

Eccoci arrivati a Gennaio e subito si riparte, com’è tipico di questo mese. D’altronde quando Numa Pompilio, intorno alla seconda metà del 700 a.c., aggiunse questo mese al calendario per rendere l’anno uguale a quello solare, si ispirò a Giano (latino: Ianus), il dio degli inizi, materiali e immateriali, il dio della porta, colui che può guardare sia all’interno che all’esterno. Questa divinità, tra le più antiche e importanti della religione romana, latina e italica, mi fa pensare a Eleguà, una delle divinità più rispettate nella mitologia Yoruba, colui che apre e chiude le porte. Sia Giano che Eleguà sono figure duplici, ambivalenti, nel senso che possono essere agite da due lati (amb-agere), e quindi possiedono più sensi di lettura.

Giano Elegua

  • Ianus è “bifrons”, ossia bifronte, può guardare quindi sia al passato che al futuro, ed è anche “Cerus”, ossia creatore, colui che plasma e governa ogni cosa. In questo senso è un adulto e lo si vede dalla barba, quindi conosce il passato e può procreare. Giano mi fa venire in mente un articolo che avevo scritto sulla storiella del contadino cinese a cui scappò il cavallo dalla stalla. Un po’ come diceva anche Einstein, la dimensione del tempo è in grado di cambiare la realtà delle cose, mettendole in luce da un’altra prospettiva.
  • Eleguà “abre el camino”, ossia detiene le chiavi del destino degli uomini, liberando la strada dalle erbacce con il suo bastone a uncino, detto “garabato”, ed è anche un provocatore che lancia messaggi ambigui con il suo cappello, per metà nero e per metà rosso. In questo modo, infatti, dividere le persone fra quelli convinti di averlo visto rosso piuttosto che nero. Eleguà è un bambino e inizia senza tener conte del passato o del futuro, è come un puer aeternus. La sua forza trasformativa sta proprio lì, nel far iniziare le storie, nel determinare le svolte narrative i cambi di prospettiva e la scoperta di una novità.

Ma insomma com’è iniziato quest’anno, bene  o male?

Dopo questa introduzione mi risulta impossibile rispondere. Non so più se quello che accade è una disgrazia o una fortuna. Il cappello è rosso o nero? Come sarà quella sera di capodanno rivista in un altro momento o da un altro punto di vista? L’unica risposta è forse quella di scriverla seguendo come me la sono raccontata.  Ecco, solo ora mi sento pronto a darvi la mia versione di questo capodanno 2016.

Alle ore 23:57 ero in macchina con la mia compagna. Guidavo per le vie di Milano diretto alla Fabbrica del Vapore, non sapendo se saremmo arrivati in tempo per il brindisi. La festa, neanche a farlo a posta, si intitolava “La fabbrica del dialogo”. Alle 23:58 eravamo in viale Certosa, alla radio Caparezza in concerto a Milano, iniziava il conto alla rovescia in gemellaggio con il concerto del Circo Massimo di Roma. Alle 23:59 abbiamo deciso di parcheggiare, siamo scesi dalla macchina e alle 00:00, che poi forse erano le 00:03, abbiamo stappato la bottiglia di Spumante che ci eravamo portati da casa, per versarlo in due magnifici flûtes di plastica. In cielo i fuochi d’artificio della città, quelli più grandi delle piazze limitrofe e quelli più piccoli dei singoli cittadini. Affianco a noi, pochi metri più avanti, una famiglia di filippini, forse cingalesi, più probabilmente sud americani, utilizzavano le rotaie del tram come piazza d’armi. Sguardi, baci, abbracci, brindisi, commozione, silenzio, parole, freddo, abbracci, brindisi, sguardi, silenzio… Si riparte dal 2016, in macchina. Arriviamo alla Fabbrica del Vapore, il posto è grande e ospita più feste. La festa de “La fabbrica del dialogo” è carina, italo-africana, ma qualcosa ci spinge a fare un giro. Approdiamo ad una festa privata, 30€ incluso concerto, consumazione e buttafuori. Facciamo gli auguri al buttafuori e andiamo oltre. Un primo piano è illuminato e popolato, c’è una porta con delle scale, saliamo e una delle due porte tagliafuoco è aperta. Entriamo, persone, sedute a piccoli gruppi. Ci presentiamo come imbucati curiosi e loro come dipendenti di una casa di produzione audiovisiva. Cercando su internet, ora, non ho ancora capito se siamo stati alla showbiz, alla produzionevideomilano, allo Studio Azzurro, alla Super8milano, tutte aziende audiovideo che sembrano risiedere in via Procaccini 4, BINGO!

Com’è andata? Io sono stato bene perché è stata una serata “presa” così come veniva, con Cronos che sanciva la mezzanotte e Kairos che sanciva i momenti memorabili. Tante le abduzioni possibili, il viaggio con la mia compagna verso il nostro domani, il gemellaggio Roma-Milano, l’atmosfera festosa tra la gente, l’esplorazione giocosa, le aziende audiovideo, ecc. Potrebbe essere questo il messaggio di Gennaio, aprire la strada come Eleguà, e accorgersi che seguire il nostro Kairos dà coerenza al passato e apre le porte al futuro, come Giano. L’insegnamento per me è quello di lasciare il controllo quando mi rendo conto che non posso cambiare né gli altri né gli eventi, e posso solo cambiare il mio modo di entrarci in contatto. Stare nel pre-contatto e poi decidere che forma dare alla Gestalt. Questo significa progettare includendo la dimensione del “qui e ora” come variabile interveniente in quasiasi momento. In fin dei conti noi avevamo programmato di andare alla festa, ma abbiamo lasciato le porte aperte al presente, senza affannarci per rispettare il planning. A livello professionale, l’apprendimento riguarda il saper aggiornare i miei sforzi per raggiungere il risultato, dando prova di flessibilità e capacità di interrompere un comportamento divenuto sterile. Recuperare l’essenza che c’è dietro al fare, ricordarmi che l’avere è una dimensione che rigurda l’essere. Che ne dite? Vi convince l’abduzione? A me, per ora, la storia che mi sto raccontando sembra geniale, magari la posso far continuare proponendomi in alcune di quelle aziende audiovisive. Me la sto raccontando? Sarà lo champagne? Vedremo…

In ogni modo buon anno a tutti e a tutte e che Ianus ed Eleguà siano con voi….

capodanno 123

Fiochi albori rasentano la strada,

rigido è il biancospino ai tetti ameni

delle ville deserte, un’eco solo

della lor vita rompono i latrati

la pace della notte: ecco, una lampada,

che nessuno ha sospeso, arde, scintilla

a un ignoto balcone.

E dai palazzi strascica nel lume

di luna una lontana

brigata, un soffio di scirocco porta

rumore di fontane

da una valle scoscesa tra gli ulivi.

Frammenti di bei giorni illuminati

e di prati portati via dal vento

risorgono indecisi. Sarà giorno…

Altre luci più rosa già al crepuscolo

son prossime, a me care

anime nel fruscio

degli alberi sorridono in segreto.

Gennaio, A. Parronchi

PS
Un’ultima considerazione la dedico all’ormai passato 2015. Mi sarebbe piaciuto trovare dei dati su internet per scrivere un bilancio dell’anno ma non ho trovato nulla di pre-lavorato. E’ strano ma la comunicazione di massa, sempre attenta a proporre una tragedia dopo l’altra, sembra avere delle difficoltà ad offrire una visione d’insieme sulla situazione del pianeta. Sarebbe cosa gradita se qualcuno di voi trovasse un link con un resoconto globale per l’anno 2015, o anche sugli anni addietro… Per ora immagino una storia su un complotto mediatico per l’assuefazione delle masse attraverso un continuo diversivo di notizie nuove, studiato appositamente per non arrivare mai al dunque. Ovviamente in questa storia i dati che cerco sono scomodi, come succede con la pubblicazione delle percentuali sui tassi nazionali di suicidio. E’ per questo che dicono che gli svedesi si suicidano di più, perché sono gli unici a pubblicarle….
To be continued