nuoto-paralimpico

 

Ben ritrovate e ritrovati dopo questa piacevole estate, oggi vi propongo di fare un tuffo nel cambiamento.

Dalla commovente canzone “Todo cambia” di Julio Numhauser, magistralmente interpretata da Mercedes Sosa, al celebre aforisma di Eraclito “Pánta rêi“, tutto scorre, sembra proprio che, nel nostro stare al mondo, tutto si muova e nulla stia fermo. Ma come star bene in questo eterno divenire? Come cambiare in situazioni critiche?  Come seguire la corrente senza lasciarsi travolgere dagli accadimenti, e quando remare contro senza rimanere esclusi? Come associare cambiamento e benessere?

L’immagine dell’atleta senza braccia che partecipa ad una gara di nuoto è talmente disarmante da far sembrare semplice e quasi scontato il processo di adattamento umano. In realtà, trovare le risorse in una situazione di crisi, come l’attuale ad esempio, dove sono proprio le risorse che sembrano mancare, rappresenta per alcuni una situazione senza via d’uscita apparente.

L’articolo di oggi, prende le mosse, da un intervento di formazione che mi è stato richiesto da una scuola di Counselling di Milano. La frase che appare nel titolo è il frutto di un’attività che ho proposto ai partecipanti all’interno del corso, mentre l’intuizione dell’immagine scelta la devo ad un incontro avuto con un mio carissimo amico medico, qualche mese fa. Ringrazio quindi Federico Egidi, membro dello staff di medicina sportiva della Nazionale italiana Paralimpiadi Rio 2016, per avermi trasmesso con passione il senso profondo di questo tipo di agonismo, che unisce sforzo, rispetto, competizione e integrazione.

redbook16Tornando al tema dell’articolo, secondo me, per associare cambiamento e benessere non è sufficiente utilizzare la parola magica “volere è potere”. Anche se la motiv-AZIONE è importantissima se presa come unico elemento può rivelarsi un’arma a doppio taglio, portando la persona verso pericolosi accanimenti o abbassando l’autostima di chi vuole e non riesce. Più che di magia io parlerei dell’alchimia del metodo sperimentale. L’individuo è un sistema complesso di interazioni non sempre lineari e la psicologia si è allontanata orami da tempo dal modello black box. Un percorso di trasformazione personale non può essere standard, proprio in virtù del fatto che ciò che è valido per me potrebbe non esserlo per te. Il letto di Procuste continua a mietere vittime ma l’umanità è ancora lontana dall’essere uniformata. Sarà per quello che Jung non volle pubblicare il suo “Liber Novus“, per evitare che il suo modello di  psicologica alchemica, da lui chiamato “processo di individuazione“, venisse preso come una sorta di manuale. Condivido l’impostazione secondo cui l’alchimista, come il terapeuta, è colui che è si adopera affinché avvenga l’integrazione di quegli elementi che per qualche motivo, esogeno o endogeno, sono stati prima allontanati e poi rinnegati dalla persona che ha in cura. Continuando a prendere in prestito alcuni termini del processo alchemico, direi che l’essenza del nostro lavoro sta nel favorire la separazione e la soluzione da un lato, e la combinazione e la coagulazione dall’altro. Come gestaltista, tuttavia, il mio metodo non si avvale tanto dello studio degli archetipi quanto della “spirale dell’esperienza”. Anche la mia proposta può essere strutturata all’interno di una sequenza di quattro fasi, poiché parla del sentire, dello scegliere, del rischiare e del rivedere, ma di questo parlerò nei prossimi articoli…

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