imm1Tutti mangiamo, lo facciamo dal primo giorno in cui veniamo al mondo e per più volte al giorno, da quando assaporiamo la nostra mamma, e il cibo che proviene da lei, fino all’ultimo giorno della nostra vita, procurandoci il nostro “pane quotidiano”.

Facendo due conti, in media, nella nostra vita, facciamo 100.000 pasti: ma cosa mangiamo e, soprattutto, come mangiamo? Prestiamo attenzione al cibo che ingeriamo, al modo in cui lo facciamo e a come viviamo il momento del pasto?

Questo articolo vuole essere un introduzione al Mindful Eating, un antipasto, un modo per iniziare a scoprire questo particolare approccio al cibo, che offre numerose possibilità di approfondimento. Accade spesso, infatti, che l’alimentazione sia l’ambito in cui si manifestano, in maniera più evidente, gli squilibri della vita di una persona, o l’in-consapevolezza della vita, per utilizzare un termine caro a questo approccio (1).

MINDFULL’alimentazione consapevole fonda le sue radici nella Mindfulness, ossia la capacità di prestare attenzione in maniera totale e priva di giudizio allo svolgersi della vita, momento per momento. Si tratta di una capacità che si può allenare quotidianamente e che trova terreno fertile proprio nell’ascolto dei segnali del corpo, veicolo fondamentale per entrare in contatto con il presente, in questo caso, di ciò che si mangia. Mangiando più volte al giorno, infatti, abbiamo numerose opportunità di ascoltare i segnali e le intuizioni che ci offre il corpo, nel presente, e di coniugarle con la razionalità di un’alimentazione programmata e scelta a livello mentale. Il risultato è un tipo di alimentazione sana, armoniosa, non giudicante e non conflittuale.

Il presupposto su cui si fonda questo approccio è che il nostro corpo sa come, quanto e cosa mangiare, e ce lo comunica continuamente; è uno strumento perfettamente adattivo che si autoregola mandandoci segnali che riguardano il senso di fame, di sazietà e di pienezza. L’esercizio di consapevolezza alimentare ci aiuta a recuperare le capacità di ascolto di questi segnali, verso la comprensione di come mangiamo, di quali sono gli schemi che attiviamo quando ci rapportiamo al cibo e di quali sono i bisogni che cerchiamo di soddisfare con esso. Perché si, non mangiamo solo per sopravvivere e saziare una fame fisica ma anche, e molto più di quanto pensiamo, per soddisfare esigenze emotive e colmare vuoti. Il cibo, infatti, può essere usato anche come forma di gratificazione, punizione o come tentativo di sopprimere emozioni che non sappiamo gestire. Man mano che impariamo ad ascoltare i segnali del corpo e a riconoscere da dove origina la spinta verso la ricerca di cibo, emergono quelle aree della vita che richiedono soddisfazione ma che non possono trarre giovamento dal cibo, come la fame del cuore, per dirlo con le parole di Jan Chozen Bays (2).

Ciclo del Mindful EatingOggigiorno questo approccio viene utilizzato nella sua veste clinica e terapeutica per il trattamento dei disturbi alimentari, in particolare del Disturbo da Alimentazione incontrollata (o Binge Eating disorder), attraverso il protocollo MB-EAT, ideato da Jean Kristeller, psicologa e accademica statunitense. La sua validità è stata dimostrata da numerosi studi scientifici (3;4;5), nei quali l’inclusione di questo protocollo nei programmi alimentari e dietetici si è rivelata efficace nella gestione del peso, delle abbuffate e nel controllo delle porzioni come anche nel mantenimento del normopeso e quindi nella prevenzione dell’obesità. Inoltre, una pratica quotidiana di consapevolezza alimentare sembra avere effetti positivi anche sul tono dell’umore e sulla gestione dell’emotività (6).

Al di là del contesto clinico, però, mangiare in maniera mindful è utile a chiunque voglia vivere in maniera più equilibrata e consapevole il proprio rapporto con il cibo e la propria vita. Mangiare in maniera consapevole non significa quindi mangiare in maniera nutrizionalmente perfetta, ma mangiare in maniera sintonizzata con le esigenze del proprio corpo. Questo permette di godere del cibo e di non viverlo con sentimenti negativi di frustrazione, ansia e privazione. Si tratta quindi di agire principalmente sul modo in cui si mangia, e il cosa verrà di conseguenza.

Nei prossimi articoli entrerò nel vivo di questo approccio, e ognuno di essi affronterà un tema specifico legato al mondo del cibo e della consapevolezza alimentare. In questo modo, gli spunti di riflessione che troverete vi guideranno verso lo sviluppo e la pratica di un’alimentazione più intuitiva e gratificante.

La consapevolezza permette la scelta, e la scelta regala la libertà”.

Bibliografia:

  1. Hanh, T.N. (2018). Mangiare zen. Nutrire il corpo e la mente. Mondadori, Milano
  2. Chozen Bays, J. (2018). Mindful Eating, per riscoprire una sana e gioiosa relazione con il cibo. Enrico Damiani editore.
  3. Dunn, C., Haubenreiser, M., Johnson, M., Nordby, K., Aggarwal, S., Myer, S., & Thomas, C. (2018). Mindfulness Approaches and Weight Loss, Weight Maintenance, and Weight Regain. Current Obesity Reports.
  4. Köse, G. (2020). Can Mindful Eating Help Us When We Struggle With Eating? Mindful Eating Replaces Diets. Turkish Journal of Sport and Exercise.
  5. Warren, J. M., Smith, N., & Ashwell, M. (2017). A structured literature review on the role of mindfulness, mindful eating and intuitive eating in changing eating behaviours: Effectiveness and associated potential mechanisms. Nutrition Research Reviews.
  6. Pintado-Cucarella, S., & Rodríguez-Salgado, P. (2016). Mindful eating and its relationship with body mass index, binge eating, anxiety and negative affect. Journal of Behavior, Health & Social Issues.