Psychopop

PsychoPop è un progetto psicosociale che mira principalmente a promuovere un tipo di psicologia, Psycho, applicata al miglioramento del benessere collettivo, Popular. In tal senso si fa promotore di una psicologia popolare che vede nello sviluppo personale e in quello comunitario i due elementi cardine su cui agire per permettere a tutti di prosperare e trovare un posto nella società contemporanea.

PsychoPop include anche il concetto di Pop evidenziando l’importanza dell’espressione artistica e non solo, come prerogativa comunicativa della nostra specie. Dopo la scoperta della memetica, qualsiasi intervento psicologico non può no tener conto dell’importanza dei mezzi di espressione, produzione, trasmissione e conservazione culturale e di comunicazione di massa. Dalla realtà virtuale ai social network, il contributo dell’attuale civiltà dell’immagine e dei consumi nella formazione delle identità individuali e collettive è un dato di fatto. Come essere linguistico, l’essere umano si trasforma attraverso la tensione tra il “qui-ed-ora”, il suo passato e il suo futuro, scegliendo tra differenti possibilità di dare senso alla propria vita. La rappresentazione astratta e la narrazione sono funzioni della mente molto sviluppate nell’uomo e la psicologia ha il potere di facilitare la relazione tra queste informazioni e la spinta ad agire, lavorando sul potere delle emozioni, quello di e-movere.

Risultano in tal senso profetiche le affermazioni che George Armitage Miller, uno dei fondatori e massimi esponenti storici della psicologia cognitiva, pronunciò nel 1969 durante la presentazione del futuro dell’APA, American Psychological Association:

“il vero impatto della psicologia si farà sentire, […] attraverso i suoi effetti sul pubblico in generale, attraverso una nuova e diversa concezione pubblica di ciò che è umanamente possibile e ciò che è umanamente desiderabile”

Al di là della veridicità di tale affermazione, PsychoPop si pone quindi come un luogo in cui ognuno possa concepire cos’è possibile e cos’è desiderabile e cercare di realizzarlo.

Un po’ di storia

Con il termine psicologia popolare (o pop psychology o psych pop) ci si riferisce a tutta quella serie di concetti e teorie sulla mente e sui comportamenti umani che sono presumibilmente basati sulla psicologia e che trovano credito tra la popolazione. Il concetto è affine al movimento del potenziale umano MPH o HPM (Human Potential Movement) sorto negli Stati Uniti introno egli anni ’50 e ’60, secondo cui le risorse psicologiche e spirituali, legate agli stati superiori di coscienza o alle esperienze trascendenti, non sono sufficientemente sfruttati dagli esseri umani. Attraverso lo sviluppo di tali competenze, la vita individuale potrebbe arricchirsi notevolmente, permettendo alle persone di essere più creative e più felici, di ottenere una migliore qualità della vita, e di promuovere cambi sociali positivi in base al miglioramento delle interazioni umane. L’Istituto Esalen, così come diversi metodi di psicoterapia furono creati durante questa epoca, anche se il mancato pragmatismo ed empirismo di queste esperienze hanno esposto il movimento a molte critiche. Il suo nome si deve a George Leonard, coautore di vari libri insieme a Michael Murphy, cofondatore dell’Istituto Esalen. Il movimento affonda le sue radici concettuali nell’esistenzialismo e nell’umanesimo della psicologia della “terza via”. Qualche autore considera l’MPH un nome alternativo di psicologia umanista, mentre altri lo legano di più al fenomeno chiamato New Age.

Il termine “Pop Psychology” può essere anche utilizzato per descrivere autori, consulenti, docenti e animatori che sono ampiamente percepiti come psicologi dalla massa, non a causa delle loro credenziali accademiche, ma perché sono stati percepiti in quel modo o si sono promossi in modo analogo, entrando a far parte di quella rete tentacolare di fonti quotidiane sul comportamento umano. In tal senso il termine è spesso usato in modo dispregiativo per descrivere concetti psicologici che appaiono troppo semplificati, fuori moda, non provati, fraintesi o male interpretati; tuttavia, il termine può essere usato anche per descrivere un tipo di conoscenza psicologica e di prodotti professionali, considerati dalla maggior parte degli esperti come validi ed efficaci, e che sono destinato all’uso da parte del grande pubblico.

La gente arriva a credere non sulla base di prove, ma in base a quello che trova attraente.

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