Che le visite museali facciano bene alla salute è un’opinione sempre più diffusa, soprattutto tra gli appassionati di arte e di cultura in generale. Tuttavia, oltre a questi giudizi che potremmo dire di parte, c’è anche chi pensa che il museo faccia bene di per sè.

A dirlo sono soprattutto gli arteterapeuti, secondo cui l’incontro con l’arte aiuta a trovare un equilibrio e a gestire le proprie emozioni perchè sviluppa empatia nei riguardi di ciò che viene osservato, ma anche i medici, soprattutto statunitensi e canadesi, sono dello stesso avviso. E’ dal 2006 che il MOMA, Museo d’Arte Moderna di New York, organizza visite e laboratori creativi per malati di Alzheimer e pazienti psichiatrici. Altro esempio, rivolto sempre al disagio mentale e relazionale, è quello del Canada che dal novembre del 2018, autorizza i medici a prescrivere delle visite al Musée des beaux-arts di Montréal (MBAM). Il programma di visite del MBAM, ovviamente accompagna e non sostituisce la terapia medica, ma questo per dire che l’arte è comunque un elemento di cura. Allo stesso modo sono nati numerosi “Art Hive“, alverai d’arte, luoghi in cui le persone possono incontrarsi per esprimersi artisticamente, condividere riflessioni e competenze artistiche, creare gruppi di interesse artistico ed esistenziale. 

Questi progetti, inizialmente pensati per persone in difficoltà gravi di salute, stanno ampliano i loro orizzonti e sono orami arrivati  rivolgersi a chiunque. In molti musei, anche italiani, ora è possibile trovare luoghi in cui fermarsi, pensare all’esperienza museale fatta, lasciarsi ispirare e creare la propria  opera d’arte ispirata all’esperienza di visita. L’obiettivo può essere un semplice intrattenersi con un gesto creativo oppure mettersi in gioco trovando le parole per raccontarsi. Soffermandosi ad abitare ciò che è stato creato è possibile scoprire cosa, in quel gesto creativo, parla non solo delle evocazioni di ciò che è stato visto ma di ciò che era già presente in noi, punti di vista, valori, bisogno, risorse, risposte, soluzioni. L’arte, accompagnata da specifiche competenze psicologiche, può divenire allora un mediatore, capace di rivelare a pieno il suo valore curativo.

L’arte e i materiali artistici diventano terapeutici quando accompagnano la persona, la coppia, il gruppo o la comunità, a esplorare il proprio mondo interiore ricreandolo, lasciando che immagini, pensieri, sentimenti, esplicitino i propri gusti e modalità, soggettive e culturali, di dare senso e forma al mondo circostante.

Ogni essere umano è un artista perché interpreta creativamente se stesso e il suo contesto

Psychopop, in linea con questi principi, propone visite guidate, abbinate a laboratori artistici, in cui poter dar forma alle proprie risonanze emotive, in un contesto protetto, accogliente e stimolante. Le visite possono riguardare un tema specifico o essere a tema emergente. In entrambe i casi, la base di partenza sarà offerta dalle suggestioni emerse dall’osservazione della mostra che verranno raccolte e amplificate attraverso la creazione di un elaborato personale.

Gli obiettivi dell’esperienza possono riguardare:

  • Conoscere approfonditamente una o più forme espressive, autori, periodi storici.
  • Esplorare e dare forma all’empatia che ci pervade in quel momento.
  • Conoscersi meglio esplicitando il proprio punto di vista di ciò che viene osservato.
  • Allenare la propria creatività e le risorse creative insite in ciascuno di noi.
  • Far sì che il museo, come qualsiasi luogo d’arte, “diventi un luogo dove le muse possano seguire l’ipotesi di un’idea” (Philippe Daverio)..

Ogni partecipante avrà modo di creare la propria opera d’arte originale e sarà invitato a esplorarne il messaggio esistenziale di cui è portatrice, grazie all’aiuto di uno psicologo formato in consulenza artistica.

Qui di seguito, alcune immagini della visita museale gestaltica sulla vita e le opere di Maurits Cornelis Escher.